Ligne roset
Salone del mobile 2010
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EDITO
Chi ha detto che c’è crisi ? In occasione dei suoi 150 anni la società Roset ha presentato anche per l’edizione 2010 del Salone Internazionale del Mobile di Milano una sessantina di novità Ligne Roset, concepite da una trentina di designers. Ogni progetto ha impiegato mesi e mesi, se non addirittura anni, per vedere la luce. Tutti sono stati seguiti con la stessa passione dalla loro creatrice o dal loro creatore, il mio staff ed io.
E’ con piacere e fierezza che abbiamo il privilegio di collaborare con personalità diverse e piene di talento come Philippe Nigro, Inga Sempé, Pierre Charpin e Pierre Paulin del quale realizziamo una poltrona, un tappeto e riproponiamo due tavoli(1982).
Ci sia consentito di cogliere l’occasione per rendere uno speciale omaggio a Pierre Paulin, scomparso nel giugno 2009.
Ringraziamo inoltre Emmanuel Dietrich, Peter Maly, Claudio Colucci, Shigeichiro Takeuchi, Hertel & Klarhoeffer, Didier Gomez, Soda designer, Pagnon & Pelhaître, Michael Koenig, Dondoli & Pocci, Angie Anakis, Eric Jourdan, Frédéric Ruyant, Stéphanie Jasny, Maria Jeglinska, Thomas Rodriguez, Loudor design, Nathalie Dewez, Mathias Hahn, Kensaku Oshiro, Barbara Thompson e Marie-Aurore Stiker Metral, che hanno tutte e tutti apportato il loro contributo alla nuova collezione Ligne Roset 2010.
RUCHÉ
Abbiamo dato la parola a Inga Sempé per farci presentare il suo ultimo nato per Ligne Roset, il divano Ruché: ‘‘E’ difficile fare un divano. Disegnarne un secondo per una società con la quale se n’è già prodotto uno, è ancora più difficile. Dopo Moël (2007), che fa parte della famiglia “tutta schiuma”, ho voglia di intraprendere una strada molto diversa: un divano sollevato da terra da una struttura semplice ed esile che sorregge una seduta confortevole.
Dapprima mi sono ispirata ai dondoli, quelle panchine rigide che servono a dondolarsi in cui ci si imbatte passeggiando per i giardini in estate, fatte di tubi e stoffa e delle quali amo la leggerezza. Come loro, Ruché unisce rigidità e morbidezza, aria e un po’ di materia. La struttura di Ruché è in faggio massello tinto o naturale. Ho voluto presentare la versione naturale, il legno naturale è bello, è di qualità, è autentico, è moderno, ed allo stesso tempo riposante, dal momento che è uno dei rari elementi naturali che si può collocare in un salotto.
Gli angoli dei piedini sono smussati, e ciò li assottiglia e protegge dagli urti al filo del legno.
Sulle sue gambe eleganti si adagia un piumino spesso dalla trapuntatura particolare, una sorta di lavorazione boutis o capitonné, composto da una quadrettatura a cuciture interrotte.
Alternativamente trattenuto e liberato dai punti, il tessuto si ‘‘arriccia’’ un pò qua un pò là , da qui il suo aspetto originale e il nome Ruché (stoffa increspata e plissettata che serve da ornamento agli abiti.) I riflessi dovuti ai cambiamenti di spessore sono sontuosi e generano chiaroscuri diversi a seconda del tessuto utilizzato. Una tela semplice si arricchisce di rilievi, il velluto cattura la luce in base alle varie angolazioni...
Questo piumino, semplice in fin dei conti, è stato oggetto di molte ricerche e tentativi, sia nella mia agenzia con la mia piccola macchina da cucire, sia nel laboratorio di prototipaggio a Briord, con le macchine da cucire professionali delle sarte, per finire con i test con il robot per la cucitura programmata a realizzare i divani.
Ruché : associa in tal modo per Ligne Roset l’insolito e la tradizione. L’insolito con la sua struttura in legno massiccio, e la grande tradizione : la trapuntatura, il cuore del suo senso di accoglienza. I suoi montanti longilinei e le ondulazioni della sua imbottitura, formano un insieme armonioso di linee rigorose e di curve morbide. Slanciato e raffinato, Ruché è al contempo accogliente e morbido. La sua struttura interna, la sua imbottitura e la sua trapuntatura sono stati designati per essere il più possibile confortevoli. Dal momento che l’altezza dei suoi braccioli è la stessa di quella del suo schienale, è possibile anche allungarsi di lato e stendere le gambe: una raffinatezza ancora maggiore è costituita dal fatto che i braccioli sono montati su sospensioni a cinghie elastiche al fine di potervisi appoggiare col massimo comfort. Oltre alle sue versioni 2 e 3 posti, pouf e meridiana classica, Ruché viene proposto anche in una versione meridiana che integra un tavolinetto all’estremità della seduta.
Questo permette di poggiarvi piatti, libri, lampade, proiettori DVD... Si tratta di una tipologia nuova di soluzioni, che consente, per esempio, in un appartamento angusto, di beneficiare di un tavolino senza al contempo ingombrare il passaggio.
ANNEAU
Nel 1952, Pierre Paulin immagina per suo uso personale la sua prima sedia importante: ‘‘Ero a casa, ho preso due aste di scopa, le ho appoggiate al muro, e utilizzando della carta Kraft ho realizzato un anello. Il gioco era fatto, questa sedia assomigliava ad una borsa”.
Questa mitica poltrona in cuoio, prodotta nel 1954 da Meubles TV con il nome poltrona 273 (detta anche ‘‘Anello’’) rimane una delle sedie più belle: un esemplare offerto da Pierre Paulin stesso fa parte delle sue collezioni del Museo delle Arti Decorative di Parigi. Un semplice anello di cuoio teso che forma una sorta di borsa dal fondo bucato su una base composta da due rettangoli d’acciaio piegati, che preannunciava la sua celebre ‘‘Ribbon Chair’’(1966).
E’ in omaggio al grande designer e, a per la forma particolare della sua base, che Ligne Roset ha deciso di battezzare “Anneau” una delle sue ultime creazioni, trattandosi appunto di una poltrona.
L’incontro fra Pierre Paulin e Michel Roset nel 2007 aveva portato a due creazioni e sei riedizioni, fra le quali il modello Pumpkin che si ispirava alle sedie disegnate nel 1971 per gli appartamenti di Claude e Georges Pompidou nel Palazzo dell’Eliseo. Pierre Paulin lavorava con Michel Roset su svariati progetti quando ci ha lasciati nel giugno 2009. Tra questi, Ligne Roset ha scelto di proporre al pubblico nel 2010 due nuove riedizioni (tavolo da pranzo e tavolino Antigone) e due creazioni (tappeto Allusion e poltrona Anneau).
TED
Peter Maly ha studiato architettura d’interni all’ Ecole Supérieure Spécialisée di Detmold (Scuola Superiore di Specializzazione di Detmold) fino al 1960. Ha lavorato dal 1960 al 1970 come giornalista e designer d’interni per una rivista di decorazione tedesca.
Ha aperto il suo studio di design e architettura d’interni nel 1970. Lavora da diversi anni con le aziende Anta, Behr, Cinna, Cor, Interlübke, Jab Anstoetz, Ligne Roset, Mauser, Thonet e Tonon.
Il suo lavoro comprende il design del prodotto, il design del tessile e lo studio per alcuni eventi come gli stands dei saloni professionali per Ligne Roset.
A ciò si aggiunge l’allestimento dei negozi per Ligne Roset (Mosca, New York, Amburgo, Berlino ecc.) Ha ottenuto numerosi Design-Awards per il suo lavoro.
DESA
Dal 1998, lavora il vetro nell’atelier CIRVA di Marsiglia (Centro Nazionale di Ricerca sul Vetro e le Arti Plastiche). Presso il centro sono stati realizzati tramite soffiatori e tecnici una serie di opere in vetro, cilindri enigmatici esposti successivamente al Museo delle Arti Decorative di Parigi nel 2001. In seguito a ciò, la prestigiosa casa veneziana Venini ha deciso di produrre una sua collezione di vasi. Pierre Charpin, che aveva lavorato la ceramica negli atelier di Vallauris nel 2000, constata: “La terra è visivamente pesante. Il vetro può avere peso fisico, ma sembrare etereo.”
Nel 2005, è vincitore del concorso indetto dalla società anonima per la gestione delle acque di Parigi : Saint Gobain produrrà 30.000 esemplari della sua caraffa in vetro presentata in occasione della giornata sull’acqua nel marzo 2005. Questo è Pierre Charpin, un artista in grado di gestire sia progetti sperimentali esposti nelle gallerie (Kreo, Chez Valentin…) sia progetti a connotazione industriale.
In entrambi i casi , il design di Pierre Charpin si caratterizza per la semplicità e l’armonia che emanano dalle sue creazioni. Esaltando il “disegno debole”, egli privilegia un approccio plastico discreto e dolce che lascia in tal modo libero il fruitore di proiettarvi il suo immaginario. La sua ultima lampada da tavolo per Ligne Roset si presenta in forma di cilindro in opalina bianca soffiata, dall’aspetto al contempo sobrio e forte (...)
T.U.
‘‘In Italia, le industrie costruiscono la loro storia stando a contatto coi designer e viceversa. Per questo motivo, direi che Ligne Roset è la più italiana fra le imprese francesi’’.
L’innovazione in materia di design può essere considerata sotto diversi aspetti. Può essere definita come una mera creazione di oggetti ? Deve essere apprezzata unicamente dal punto di vista formale, per la sua qualità estetica ? O al contrario, sotto l’aspetto funzionale, per la sua praticità?
Al di là di tutti questi aspetti, spesso indissolubili, l’approccio creativo di Philippe Nigro per quanto riguarda la base di T.U. (Tavolo Universale) mette in discussione il rapporto del design con l’ambiente. Nel caso delle sedute Confluences, bisogna ricordare che è stata una riflessione approfondita su usi e costumi della vita a provocare una vera propria rivoluzione delle forme. Per il tavolo T.U., al di là delle esigenze di personalizzazione e di adattabilità dimensionale condivise da tutti, l’innovazione funzionale ed estetica è frutto di una riflessione ambientale : per il tipo di base proposta, derivante dal riciclaggio di ogni genere di lastra piana che il fruitore possieda già come ad esempio il piano di un vecchio trespolo, una lastra di recupero, una vecchia porta... E se l’acquirente di una tavola T.U. sceglie uno dei piani proposti da Ligne Roset, ciò gli consente inoltre, nel caso dovesse danneggiarsi o si stancasse della sua scelta, di sostituirlo con facilità con qualsiasi altro piano Ligne Roset o di qualunque sorta di origine.

