Berto SalottiBerto Salotti

Kartell

  • Kartell: mod. MOON
  • Kartell: mod. MOON
  • Kartell: mod. AUDREY
  • Kartell: mod. BLOOM
  • Kartell: mod. FRONT PAGE
Redazione Galleria immagini completa

Salone del Mobile 2010

16 immagini

 

 

 

 

 

1949 – 2009

60 ANNI DI DESIGN E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Azienda italiana leader nel design industriale da 60 anni, kartell si esprime da sempre attraverso i suoi prodotti, frutto di un’incessante ricerca nel campo dei materiali plastici e di una costante sperimentazione di nuove tecnologie unite a uno stile unico, che esprime il linguaggio e l’atmosfera del periodo ma, allo stesso tempo, è assolutamente contemporaneo.

I numerosi riconoscimenti internazionali ricevuti – tra cui ben nove Compassi d’Oro – e la presenza continua all’interno di mostre e dei principali museo di tutto il mondo sono il risultato di una costante evoluzione del prodotto e della collaborazione con un team di designer di prestigio.

La sua storia è un percorso attraverso continue rivoluzioni formali e tecnologiche, commerciali e distributive, prima tra le pareti domestiche, attraverso la riscrittura di tanti oggetti di uso quotidiano, e poi lungo le strade delle città di tutto il mondo, aprendo punti vendita monomarca che ne racchiudono la filosofia e l’identità.

In un mondo globalizzato è il valore del marchio e il modo in cui viene comunicato a fare la differenza con le altre aziende. Ed è proprio l’anima dell’azienda che rende Kartell davvero competitiva nel mondo.

 

 


 

CLAUDIO LUTI – PRESIDENTE

Claudio Luti nasce nel 1946 a Milano, dove si laurea in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica.

Dopo una breve esperienza presso un noto studio commercialista, nel 1975, intraprende l’attività in proprio, iniziando a collaborare con aziende del settore moda ed alcuni stilisti che diventeranno poi icone del Made in Italy nel mondo. Sono gli anni ’75-’76, un momento di grande fervore generale, in cui gli stilisti milanesi, pur con modeste strutture e capacità manageriali, intuiscono le potenzialità di sviluppo della moda pret-à-porter e le opportunità di business.

 

Nel 1977 Claudio Luti inizia a collaborare con Gianni Versace e, dopo un breve periodo in cui svolge contemporaneamente le attività di commercialista e manager, diventa nello stesso anno Amministratore Delegato dell’azienda. Guida brillantemente Gianni Versace S.p.A. per dieci anni, lavorando a stretto contatto con il celebre stilista e assimilandone le indiscusse capacità e la proverbiale grinta.

Nel 1988 lascia Versace ed acquista Kartell, società di cui oggi è Presidente e proprietario. Entrato in azienda in un momento di temporanea e, forse, fisiologica “stanchezza”, nel giro di qualche anno impone innovazioni tecnologiche e stilistiche, rinnovando il catalogo. Rispettando “l’anima” di Kartell, il suo know-how, la vincente strategia industriale, intuisce la necessità di portare avanti una differente ricerca sul prodotto e sul materiale, contribuendo a liberare la plastica della connotazione, tipica degli anni ottanta, di materiale “cheap”.

 

Chiama a collaborare grandi nomi del design internazionale, Philippe Starck per primo e, successivamente, Vico Magistretti, Ferruccio Laviani, Antonio Citterio, Ron Arad. Sviluppa negli anni un’impressionante rete distributiva monomarca, che si estende in breve a tutto il mondo.

Nel dicembre 2008 Luti viene premiato dal Museum of Art and Design di New York con il prestigioso riconoscimento alla carriera “Visionaries”.

Nel giugno 2009 a Claudio Luti e Kartell viene assegnato il premio Japan Awards “Creatori di Valore”.

 

 

 


LA STORIA

Fondata nel 1949 alle porte di Milano dal giovane ingegnere chimico Giulio Castelli, con l’intento di “produrre oggetti che avessero caratteristiche innovative, intese come applicazione di nuove tecnologie produttive, rivolte all’economia del materiale e all’efficienza del processo”, Kartell avvia la sua attività con la produzione di autoaccessori, casalinghi, apparecchi d’illuminazione e articoli da laboratorio e, con l’apertura del Settore Habitat nel 1963, di mobili e complementi d’arredo.

 

Sin dalle origini Kartell si avvale di un approccio del tutto innovativo per la progettazione dei propri articoli basato sulla ricerca tecnologica e sul design, essenziali per affrontare “il progetto delle materie plastiche” che a differenza dei materiali naturali, si presentano prive di un’identità visibile prima della lavorazione.

Nel 1988, alla soglia dei settant’anni, Giulio Castelli passa il timone a Claudio Luti, che rileva il Marchio. Rivedendo il catalogo nel rispetto del DNA Kartell, Luti concentra la sua strategia sul prodotto, portando avanti una ricerca sul progetto basata sulla qualità, privilegiando la percezione tattile e sonora delle superfici e avvalendosi della collaborazione dei più rinomati designer internazionali, primo fra tutti Philippe Starck, un fruttuoso sodalizio che ha generato forme e prodotti innovativi, grazie al pragmatismo e l’intuizione imprenditoriale di Luti e al genio creativo del celebre designer francese.

Il rinnovato approccio con i materiali detta la rotta e i momenti di svolta di Kartell: la loro elaborazione, manipolazione e arricchimento per un prodotto finale che, seppur interamente in plastica, assume connotati e modalità, piuttosto che linguaggi formali anche diversi.

La svolta avviene nel 1999 quando, dopo anni di ricerca e grazie a un’innovazione rivoluzionaria, Kartell è la prima azienda al mondo ad utilizzare il policarbonato per produrre oggetti di arredo. Il risultato è La Marie, una sedia completamente trasparente dal design moderno e minimale. Da questo momento Kartell sviluppa e approfondisce il tema della trasparenza che l’ha resa unica e originale, prosegue la ricerca nello studio delle superfici, partendo dall’uso di tecnologie nuove e materiali performanti.

 

 

 


LA COMUNICAZIONE

Fin dagli esordi Kartell partecipa al dibattito culturale sui temi dell’industrial design: nel 1956 nasce Qualità, il primo house organ del settore, che tratta i temi del design e dei materiali plastici e la cui veste grafica è affidata a Michele Provinciali.

Negli anni settanta viene intrapresa l’attività editoriale con la pubblicazione di Kartellnews e della rivista Modo diretta da Alessandro Mendini e nasce il Centrokappa, una società del gruppo fondata da Valerio Castelli che, oltre a coordinare l’immagine Kartell, contribuisce, attraverso l’organizzazione nella sala d’esposizione, ora parte del Museo, di eventi culturali sui temi del design, a promuovere il design italiano nel mondo.

Ancora nel 1972, invitata dal MoMA di New York, Kartell partecipa alla mostra Italy: The New Domestic Landscape con la produzione di tre prototipi di proposte abitative d’avanguardia disegnati da Gae Aulenti, Ettore Sottsass, e Marco Zanuso e con più oggetti di produzione che vengono inseriti nella collezione permanente del museo; aver posto tutto l’impegno nella ricerca in campo scientifico e nella conquista sofisticati know-how per la realizzazione di prodotti che privilegiano la qualità alla quantità si rivela una scelta vincente.

 

Negli anni ottanta, allo scopo di raggiungere un pubblico con nuovi contenuti culturali, Kartell incrementa il marketing e la comunicazione e, attraverso la mostra “Kartell 1949 – 1983. Progetti per il presente”, inizia un’approfondita ricerca sulla propria storia.

Nel 1999, per celebrare i cinquant’anni del marchio, viene istituito il Museo Kartell. Custode e narratore di uno dei più ricchi e affascinanti capitoli della storia del design italiano, quello di una realtà unica, artefice dello straordinario connubio tra plastica e design, animata dal costante impegno rivolto alla “sfida tecnologica”, il Museo si sviluppa su una superficie di 2500 mq all’interno dello stabilimento Kartell progettato da Anna Castelli Ferrieri ed Ignazio Gardella. Il progetto dell’allestimento, di Ferruccio Laviani, comprende autoaccessori, casalinghi, lampade, articoli per laboratorio, mobili e complementi d’arredo. Il percorso espositivo offre al pubblico più diversificato l’opportunità di una lettura immediata di oltre 1000 oggetti-icona che dal 1949 ai giorni nostri fanno parte del paesaggio quotidiano.

 

Attraverso le visite guidate, le ricerche, le pubblicazioni, l’organizzazione di mostre internazionali ed attraverso le sue straordinarie Collezioni, i ricchissimi archivi dei documenti, delle fotografie e dei disegni a disposizione di studiosi e ricercatori, il Museo Kartell opera per diffondere la cultura del design presso il pubblico. Le sue collezioni vengono richieste dai più importanti musei del mondo, a partire dal Centre Pompidou di Parigi che realizza, nel 2000, la mostra monografica La Donation Kartell.

Tra le numerose pubblicazioni il libro kARTell, del 2002, è una straordinaria collezione di oltre 150 interpretazioni dei prodotti Kartell attraverso gli occhi di prestigiosi fotografi, artisti contemporanei e scrittori, raccolti in un’edizione speciale edito da Skira Editore e realizzato con il contributo di Franca Sozzani, Direttore di Vogue Italia. Tra i vari autori: Helmut Newton, David LaChapelle, Peter Lindbergh, Fabrizio Ferri, Bruce Weber, Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft. 150 scatti fotografici che raccontano il valore del progetto consacrato a icona e l’indiscussa corrispondenza che si è creata tra Design, Moda, Arte e Fotografia. La Triennale ha voluto raccontare tutto questo con una mostra.

 

Negli anni 2000, Kartell comunica soprattutto attraverso i suoi prodotti e i suoi negozi monomarca. Nuovi stand espositivi, sempre più spettacolari, grandi, di forte impatto visivo, curati da Ferruccio Laviani, per raccontare ogni volta il progetto, la ricerca, l’innovazione, le nuove tendenze e i risultati raggiunti. Tutti i flaghship store Kartell curano con attenzione i loro allestimenti, i layout delle vetrine e gli interni vengono rinnovati e rielaborati periodicamente attraverso progetti di forte impatto e di grande richiamo. I lanci di prodotto vengono organizzati tramite eventi dedicati all’interno dei flagship: lo spazio si trasforma, le vetrine vengono ridisegnate e le nuove icone diventano protagoniste: dalla sedia Mr Impossible di Philippe Starck alla “baby” Lou Lou Ghost, dalla Frilly disegnata da Patricia Urquiola alla Papyrus dei Bouroullec.

 

 

 


IL RETAIL

Iniziata per volontà di Claudio Luti nel 1997 con l’apertura del primo flagship store Kartell, in via Turati a Milano, la strategia retail si rivela fin da subito un’arma di comunicazione vincente per il marchio Kartell.

I Kartell Flag sono il luogo eletto, dedicato a comunicare insieme al prodotto la filosofia e i valori aziendali e nel contempo ad illustrare al pubblico dei consumatori di tutto il mondo la propria peculiare interpretazione delle esigenze abitative. I Flagship Kartell sono spazi riconoscibili all’interno di tessuti urbani diversi, il cui filo conduttore diventa il prodotto nella sua identità, sono contenitori neutri studiati per esporre al meglio, esaltare e rendere desiderabili i prodotti. Contenitori in cui gli oggetti, disposti su grandi pedane luminose, sono i veri protagonisti con i loro colori e le loro attraenti silhouette. Mentre il sistema espositivo riesce a sottolineare ed esaltare la qualità dei materiali e ad illustrare e a rendere percepibile il progetto di brand.

La forza del concept è data dalla semplicità e dalla riproducibilità di questa idea. E’ una proposta di successo, una formula internazionale e globale che si rende immune ai limiti dei confini e che spazia dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Estremo Oriente all’Australia, riscuotendo il consenso più importante: quello dei consumatori.

 

Dopo una partenza cauta, il retail subisce negli ultimi tempi un’impennata, al ritmo di 30-40 nuove aperture all’anno. Nel 2001 si inaugurano i monomarca di Parigi e New York; nel 2002 una vera e propria “maratona” vede aprire ben tre negozi negli USA, a Miami, Atlanta e Los Angeles. L’espansione prosegue nei cinque continenti, dall’Asia al Medio Oriente, dall’Australia al Sudamerica, mercati in rapida crescita che amano il design, la perfezione, la creatività e l’eccellenza artistica del Made in Italy.

Nel 2009, un ambizioso piano di espansione conferma il rafforzamento della rete distributiva e dell’immagine dell’azienda. Con le aperture più recenti, Kartell ha portato il proprio marchio a Pechino, Shanghai, Singapore, Tel Aviv, il Cairo, Amburgo, arrivando a un totale di circa 130 flagship e 150 shop-in-shop. Ad essi si aggiungono i circa 4000 punti vendita multimarca in 96 paesi nel mondo.

 

 


 

I DESIGNER

La storia sessantennale di Kartell si intreccia inevitabilmente a quella dei tanti designer di fama – italiani e internazionali – che nel corso dei decenni si sono via via succeduti.

Il primo grande nome ad affiancarsi al marchio fu Gino Colombini, che firmò gran parte dell’iniziale produzione di casalinghi. Con l’avvio della produzione di luci, entrano in scena i fratelli Achille e Piergiacomo Castiglioni, autori della prima lampada a sospensione in polimetilmetacrilato opalino. Economiche, democratiche e realizzate con materiali leggeri e resistenti, le luci Kartell riscontrarono in quegli anni un grande successo di vendite e pubblico.

 

Negli anni sessanta collaborano con il marchio Richard Sapper e Marco Zanuso - che disegnano la prima sedia al mondo in materiale plastico, la sedia per bambini 4999, Joe Colombo – che realizza l’unico prodotto in legno mai creato dall’azienda, la poltrona 4801 e una collezione di lampade da tavolo in ABS. Inizia inoltre in questi anni l’intensa partecipazione di Anna Castelli Ferrieri, moglie di Giulio Castelli, architetto e designer di grande spessore che, oltre ai celeberrimi Componibili (tutt’oggi in catalogo) realizza nel 1973 il progetto del nuovo stabilimento Kartell a Noviglio, attuale sede dell’azienda.

 

Negli anni settanta Giotto Stoppino porta la sua creatività sia nel campo dell’illuminazione che nell’ambito dei

complementi d’arredo, disegnando oggetti di grande successo, quali il portariviste, che ancora oggi è in vendita.Nel 1973 nasce il Centrokappa, vera e propria fucina creativa dell’azienda che, nei suoi 10 anni di attività, svolge la propria attività nel settore del disegno industriale, con la progettazione integrale del prodotto e della sua ingegnerizzazione (si ricorda, tra gli altri, il Sistema Scuola), nel campo dell’immagine aziendale e della comunicazione visiva. Nel 1974 Gae Aulenti realizza una linea di coloratissimi arredi in poliuretano rigido, che viene acquistata anche dalla FIAT per i suoi showroom.

 

Gli anni ottanta sono caratterizzati dalla direzione creativa di Anna Castelli Ferrieri, che sviluppa una serie di

prodotti all’insegna della ricerca e dell’utilizzo di tecnologie avanzate.

I primi grandi nomi internazionali arrivano a fine di questo decennio, quando le redini dell’azienda vengono prese da Claudio Luti, che si concentra sulla qualità del prodotto e sviluppa una nuova collezione. Entrato in azienda in un momento di temporanea e, forse, fisiologica “stanchezza”, nel giro di qualche anno impone innovazioni tecnologiche e stilistiche, rinnovando il catalogo.

Rispettando “l’anima” di Kartell, il suo know-how, la vincente strategia industriale, intuisce la necessità di portare avanti una differente ricerca sul prodotto e sul materiale, contribuendo a liberare la plastica della connotazione, tipica degli anni ottanta, di materiale “cheap”. Chiama a collaborare grandi nomi del design internazionale, primo fra tutti Philippe Starck. La ventennale collaborazione con il designer francese segna la “rivoluzione della trasparenza”: è infatti Starck a disegnare, nel 1999, la prima sedia al mondo in policarbonato trasparente, La Marie, a cui faranno seguito la fortunata famiglia “Ghost”, Bubble Club, il primo divano al mondo creato con la tecnica del rotation moulding, la sedia Mr. Impossible, formata da due scocche in policarbonato saldate al laser e molti altri.

Numerosi designer di fama si aggiungono in questi anni al team creativo, dando vita a veri e propri best-seller, icone dello stile Kartell nel mondo: Ron Arad, con la sua libreria flessibile Bookworm (di cui ad oggi si calcola ne siano stati venduti oltre due milioni di metri), Vico Magistretti, con le sedie Mauna-Kea prima e Maui poi (quest’ultima si contende il primato assoluto di vendite con la sedia Louis Ghost di Starck, con oltre 1 milione di pezzi venduti), Antonio Citterio, il cui carrello Battista fa diventare chic un oggetto prima tenuto nascosto, Ferruccio Laviani, che dà il via a una nuova serie di lampade, tra cui la celeberrima Bourgie, fino alle recenti creazioni di Lissoni, Urquiola, Bouroullec, Jouin, Meda, Yoshioka, Wanders, Novembre e Bellini.

 

 

 

 Dopo la teatralità policroma e multietnica del Salone 2009, in cui Kartell ha voluto celebrare il 60° anniversario esponendo sullo stand l’intero catalogo di prodotti, ecco che quest’anno il registro cambia, e il Brand si presenta al suo pubblico con uno stand progettuale dal singolare look all black. Un layout sofisticato, lineare, dal mood museale dove l’ampia selezione dei nuovi prodotti Kartell viene esposta su pedane argentate, come vere e proprie opere d’arte, in un’unica, elegante cromia.

Perché questa veste monocolore? Perché Kartell ama stupire, e questo è uno dei molti modi in cui l’azienda può presentarsi. Una veste sicuramente inaspettata se indossata da un Brand che ha nella vastità della gamma colore uno dei suoi punti di forza. Ma Kartell è così: eclettica, emozionante, appassionata, sorprendente, ludica. L’“annullamento” del colore inoltre creerà un maggiore focus sul design della vasta serie di prodotti in esposizione.

La selezione delle nuove proposte presenti sullo stand infatti è quest’anno più che mai variegata, a dimostrazione della duttilità del marchio e della sua inarrestabile verve creativa. Dai “grandi classici” dell’azienda, come sedie, tavoli e divani, a oggetti mai realizzati prima da Kartell, quali la consolle e gli orologi da parete, entrambi di Starck. Dai pezzi piccoli all’illuminazione, dalle librerie fino alle collezioni moda di calzature: agli occhi dei visitatori si presenterà una gamma-prodotto tanto ricca da poter dare vita a un catalogo a sé stante.

 

 

 


KARTELL FESTEGGIA 10 ANNI DI TRASPARENZA

Kartell celebra il primo decennale dei mobili trasparenti.

Era stato infatti l’inizio del nuovo millennio a portare nel mondo del design la grande rivoluzione del policarbonato, quando, dopo la presentazione al Salone del Mobile del 1999, entra in produzione la sedia La Marie, la prima sedia al mondo, disegnata da Philippe Starck, realizzata in policarbonato. I primi studi su questo polimero risalgono al 1928, da parte di E.I. Carothers della Dupont. Tuttavia, l’inizio dello sfruttamento commerciale del materiale avviene solo intorno al 1960, da parte della Bayer e della

General Electric.

 

Grazie alle sue proprietà particolari di trasparenza, resistenza termica e meccanica, oltre che per le buone proprietà elettriche, per la tenacità e la durezza, il policarbonato ha visto crescere negli anni in misura sorprendente il suo utilizzo. Più costoso del polipropilene, e difficile da utilizzare nello stampaggio a iniezione, fino agli anni ’90 il policarbonato non viene quindi utilizzato per fini estetici. Dopo anni di ricerca e numerosi tentativi, in collaborazione con la multinazionale americana General Electric, Kartell, prima azienda al mondo, riesce a utilizzare il prezioso e difficile materiale per fini estetici, per dare forma a un prodotto di design industriale: applica infatti un processo di iniezione ad un unico stampo riuscendo a vincere le caratteristiche di trasformazione del materiale e a farlo veicolare sull’intera superficie prima che esso si solidifichi e provochi quindi rotture (con conseguente danneggiamento dello stampo stesso).

La straordinaria innovazione, pur con i suoi numerosi rischi, spinge Claudio Luti a investire e ad andare avanti. Per il design, viene contattato Philippe Starck.

 

LA MARIE, la prima sedia al mondo realizzata in policarbonato, prende forma nel 1999. Starck decide di “sacrificare” la forma a favore della materia, tanto rivoluzionaria, e disegnare pertanto una seduta minimale, basica, moderna. Il nome stesso vuole evocare qualcosa di semplice, pulito, comune. Viene presentata al Salone del Mobile di Milano in modo spettacolare: una serie di macchinari prestati da Fiat, disposti in cerchio, colpivano sistematicamente le sedie, per dimostrarne l’assoluta resistenza e flessibilità, e vincere così la diffidenza di chi pensava che una sedia trasparente come il vetro potesse essere altrettanto delicata e fragile.

La Marie rappresenta l’evoluzione della materia che si priva della sua essenza sino a divenire non materia. In questo progetto traspare proprio il rigore che s’intreccia al mistero e alla razionalità, è come se sogno e realtà, razionalità e impulso creativo si fossero perfettamente fusi per dare vita alla materia rendendola unica ed irripetibile.

Il policarbonato riporta la qualità nella plastica, la nobilita, ritornando così alla magnificenza dell’uso del materiale che aveva caratterizzato i decenni passati.

 

LA MARIE

All’inizio, ce n’era un poco.

Poi, ce ne fu molto.

Qualche volta troppo.

Dopo ce ne fu fortunatamente meno.

Poi niente.

Che qualche volta è diventato meno di niente.

Poi, c’è stata La Marie

(Philippe Starck)

 

Trasparente come vetro, infrangibile, atossico, resistente agli urti e alle diverse condizioni ambientali: il policarbonato si rivela il materiale del futuro. E La Marie sarà la prima di una lunga serie di prodotti in policarbonato di successo firmati Kartell. Da questo momento Kartell sviluppa e approfondisce il tema della trasparenza che l’ha resa unica e originale. Per anni l’azienda italiana sarà pioniere, unico attore e leader indiscusso dell’utilizzo del policarbonato nel design.

 

Alla luce del successo de La Marie, due anni dopo Philippe Starck disegna per Kartell una seconda sedia trasparente: la celeberrima LOUIS GHOST. Stavolta il minimalismo non è più necessario: le forme barocche delle sedute Luigi XV vengono rivisitate in una poltroncina che il policarbonato rende ultra-contemporanea, in una commistione inedita, affascinante e sorprendente di antico-moderno. Un coraggioso esempio d’iniezione del policarbonato in un unico stampo.

La realizzazione di questo progetto è per Kartell un’autentica sfida tecnologica: sia il particolare dello schienale a medaglione sia i braccioli costituivano un ostacolo di non indifferente portata. Evanescente e cristallina come la capostipite La Marie, anche Louis Ghost è stabile e resistente, a prova di qualsiasi urto, resistente a graffi e agenti atmosferici. Un personaggio dal forte carisma e di indubbio appeal estetico.

 

Afferma Philippe Starck: "In realtà, non ho quasi disegnato la sedia Louis Ghost, essa proviene dalla memoria comune dell’occidente. E’ auto progettata. E’ una Luigi qualcosa, non sappiamo cosa, ma tutti la riconoscono e la percepiscono familiare. E’ qui quando la vuoi vedere, e la puoi mescolare se vuoi essere discreto. E’ in via di sparizione, di smaterializzazione. Come tutta la produzione della nostra civiltà”.

 

Negli anni, Louis Ghost diventa non solo un best-seller assoluto, ma anche – forte di oltre 1 milione di esemplari - la sedia di design più venduta al mondo. E’ la sedia che ha avuto il merito da una parte di consacrare Kartell come leader mondiale nella produzione di arredamento trasparente, e dall’altra di far “accettare” a livello globale l’aspetto estetico della trasparenza, scoprendone le funzionalità del materiale. Il policarbonato e la trasparenza, e le tecniche di produzione a stampaggio industriale si perfezionano e diventano familiari: Kartell dà allora il via alla serie “Ghost”: la seduta Victoria Ghost, più snella del compagno Louis Ghost, gli sgabelli Charles Ghost, lo specchio Francois Ghost, fino ad arrivare alla “figlia”, la seduta per bambini Lou Lou Ghost.

 

Claudio Luti afferma: “Il connubio tra Kartell e Starck vive di un feeling consolidato negli anni. E’ un’unione che si fonda su un dialogo costante, sullo scambio di idee e sensazioni, sulla voglia incessante di innovare, di sperimentare. Il nostro un impegno reciproco nella ricerca di innovazione tecnologica e funzionale applicate al design. Con Philippe Starck, Kartell ha dato vita a una serie di best-seller che hanno modificato la concezione stessa del design, imponendo una serie di innovazioni riprese poi da molte altre aziende, prima fra tutte la trasparenza applicata ai materiali plastici”.

Da sempre tema dominante di Kartell, il colore diventa presto protagonista anche degli “arredi invisibili”: tonalità pastello, tinte accese e tocchi fluo trasformano i prodotti in entità capaci di assorbire e filtrare gli stati

d’animo, per generare emozioni.

Kartell prosegue la ricerca nello studio delle superfici, partendo dall’uso di tecnologie nuove e materiali performanti. Dedica soprattutto particolare attenzione alla sperimentazione sulla texturizzazione e alla ricerca di nuovi effetti tattili, visivi, estetici e cromatici. Nascono nel corso degli anni una serie di prodotti che non presentano più forme lisce, ma superfici lavorate nei modi più svariati e originali: il cubo Optic di Patrick Jouin, lo sgabello Stone di Marcel Wanders, il tavolino T Table e la sedia Frilly di Patricia Urquiola, la sedia Papyrus dei fratelli Bouroullec, la sedia Ami Ami di Tokujin Yoshioka ecc.

 

La trasparenza prende piede anche nel settore dell’illuminazione: tra tutte, è la lampada da tavolo Bourgie,

dal cappello plissettato e la base barocca, disegnata da Ferruccio Laviani, ad entrare nella serie di bestseller

del marchio.

 

 

 


GHOST BUSTER

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Il catalogo Kartell si arricchisce di un nuovo arredo, il comò.

Rivisitato da Starck, il cassettone Kartell-style rievoca nelle forme il mobile classico, ma viene reso contemporaneo dal materiale plastico con cui è prodotto, e dalla trasparenza.

Sulla sua superficie si alternano angoli e curve, linee dritte e sinuosità, dando vita a un intrigante gioco di prospettive e riflessi che cattura lo sguardo.

Composto da tre ripiani aperti sul fronte e sorretto da quattro gambe bifacciali, Ghost Buster è il monoblocco in materiale plastico più grande mai prodotto ad oggi nel mondo dell’arredo, a dimostrazione della volontà di Kartell di oltrepassare ancora una volta le barriere delle sfide tecnologiche.

 

 


 

MASTERS

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Starck rende omaggio a tre icone del design contemporaneo e dà vita a una fusione di stili per ottenere una “summa stilistica”, la sedia Masters. Rilette in chiave “space-age”, la Serie 7 di Arne Jacobsen, la Tulip Armchair di Eero Saarinen e la Eiffel Chair di Charles Eames si intrecciano in un ibrido accattivante e sinuoso.

Sorretta da quattro fusti sottili, la seduta di Masters è ampia e comoda. La particolarità della sedia è naturalmente nello schienale, caratterizzato dai pieni e dai vuoti creati dall’incrocio curvilineo delle tre diverse spalliere, che scendono a confluire nel perimetro della seduta.

 

 


BLOOM

Design Ferruccio Lariani

 

Una lampada preziosa come un vetro di Murano, irriverente come un’opera rock: Bloom sboccia in una scintillante e sfarzosa cascata di fiori a effetto cristallo.

Bloom è infatti composta da uno scheletro tubolare in policarbonato interamente ricoperto da una struttura composta da piccoli fiori a doppia corolla in policarbonato trasparente. Il risultato è una lampada a produzione industriale ma con le forme e la complessità stilistica di un pezzo unico, artigianale. Una serie di lampadine posizionate sullo scheletro interno diffondono il fascio luminoso attraverso i petali, rifrangendosi sulle superfici sfaccettate dei petali e sprigionando mille riflessi.

Disponibile nei raffinati toni del cristallo, del bianco o nero opachi e in un provocante mix rosa & nero. Bloom è un nuovo modo di intendere il lampadario tradizionale, con l’aggiunta di uno special touch. Un’opera d’arte che da sola arreda e riempie una sala, creando un’atmosfera “splendida splendente”.

 

 


KING TOP

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Il primo grande tavolo completamente trasparente realizzato da Kartell. Il piano rotondo, dal diametro di 120 cm, poggia su una struttura monolitica in tecnopolimero trasparente stampata a iniezione. Il vetro temperato con cui è realizzato il piano d’appoggio rigido dona alla superficie prestazioni razionali per ogni tipologia d’uso, mentre i colori in cui sarà disponibile (rosso, bianco, nero, fumé) gli donano un tocco di originalità.

La gamba centrale, conica, si allarga verso la base e sale verso il piano garantendo stabilità alla struttura. Il vuoto all’interno della gamba dona alla struttura leggerezza e armonia.

 


 

TOP LESS

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Un tavolino versatile, ideale per la casa, il contract, per ambienti esterni e interni, dalla linea semplice ed essenziale ma allo stesso tempo innovativo e sorprendente. Il piano colorato, dal diametro di 70 cm, sembra rimanere sospeso a mezz’aria, poiché sorretto da un monoblocco in tecnopolimero completamente trasparente, composto da un’affusolata gamba centrale vuota che scende, assottigliandosi, verso una base rotonda.

Realizzato in vetro temperato, il piano è solido, resistente e antigraffio, perfetto per un utilizzo frequente.

 


 

TIP TOP

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

La serie di tavoli “Top” in versione trasparente si completa con un piccolo side table di servizio, agile, leggero, versatile. Tip Top è formato da un supporto pezzo unico su cui appoggia un piano solidale rotondo, del diametro di 48 cm.

L’accostamento del piano colorato alla gamba trasparente e vuota dona alla struttura profondità. Il piano è disponibile in un’infinita varietà di colori brillanti, trasparenti oppure opachi.

 

 


MAGIC HOLE

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Un nuovo trio di prodotti realizzati con la tecnica dello stampaggio rotazionale. Un divano a due posti, una poltrona e una poltroncina fronte tavolo compongono la serie “Magic Hole”.

I tre pezzi presentano una silhouette asciutta, dalle superfici diritte che terminano in curvature ben arrotondate e delle sottili gambe a sezione. La linearità degli articoli viene contrastata ed esaltata da un dettaglio stilistico e funzionale: una “tasca” svasata colorata di arancione all’interno è stata infatti ricavata dalla sagoma vuota all’interno di entrambi i braccioli. Una cavità perfetta nella sua funzione di portariviste quanto decorativa, grazie al forte contrasto dell’arancio il nero della monoscocca.

Comodi, leggeri, resistenti agli urti e agli agenti atmosferici, la garden collection Magic Hole è perfetta per l’utilizzo outdoor, ideale per arredare un giardino, un terrazzo, un bordo piscina o il déhors di un locale pubblico.

 

 


AUDREY

Design Piero Dissoni

 

Audrey è una sedia dalla struttura costruita interamente in alluminio pressofuso.

È disponibile in diverse versioni: seduta e schienale possono, infatti, essere realizzati in materiale plastico, in rete oppure in imbottito; la struttura potrà essere in alluminio lucido, satinato o colorato (bianca o nera);la seduta infine potrà essere con o senza braccioli.

Una famiglia “contaminante”, che può andare dappertutto: indoor e outdoor, ufficio, casa, contract.

Audrey è versatile, leggera, semplice, pulita.

 

 


SUNDIAL

Design Nendo

 

Una libreria a scaffali dalla struttura lucida, bianca o nera, formata da quattro ripiani che si caratterizzano per una serie di divisori opalini disposti ad angolature leggermente diverse, come le ombre di una meridiana. In questo modo, agli occhi di chi la osserva, i separatori e i libri che essi vi accolgono appaiono in constante evoluzione.

Sundial è una libreria agile, leggera, dalle dimensioni contenute, che può essere appoggiata a una parete ma anche fingere da divisorio in una stanza. La particolarità dei separatori orientati in modo diverso le dona un tratto di originalità e suscita emozioni nello sguardo.

 


 

FRONT PAGE

Design Front

 

Un soffio di vento improvviso sventaglia le pagine di un giornale. Parte da qui l’ispirazione creativa del nuovo portariviste disegnato dal team svedese Front per Kartell.

Il design di Front Page cattura le pagine che si sfogliano e dà vita ad un oggetto leggiadro ed elegante, dalla forma sinuosa, che si apre a semicerchio in flessuosi ripiani.

Front page è un complemento d’arredo davvero particolare, un piccolo pezzo trasformato in un oggetto irresistibile. I colori in cui viene presentato sono ispirati alle riviste e ai quotidiani più iconici, come Time magazine, National Geographic, Financial Times e La Gazzetta dello Sport.

 

 


COMBACK CHAIR

Design Patricia Urquiola

 

Kartell ritorna a giocare con la rivisitazione di un grande classico, e dona un nuovo look alla sedia Windsor. Un ritorno al passato glorioso dell’Inghilterra del XVIII secolo, per una seduta versione “Comb Back”, caratterizzata da una spalliera costituita da una struttura a sette denti, che si allarga verso il poggiareni, rinforzato da un bordo di tenuta ad esagoni, e si unisce al sedile tramite esiti fusti verticali a raggiera.

Generosa nelle dimensioni, la seduta monoscocca unisce funzionalità ed ergonomia ad un alto tasso di emozionalità e memoria.

L’utilizzo dei materiali plastici e la proposta di tinte vivaci donano alla Comback chair leggerezza e contemporaneità.

 


 

TIC & TAC

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

Kartell conta le ore e presenta una coppia di orologi da parete trasparenti su cui spicca una coppia di sottili lancette colorate, per una sintesi cromatica che trasforma il tempo in un’esperienza estetica.

Sono orologi con spessori importanti, che creano giochi di luce e riflessi. Il quadrante è disponibile in due modelli: a tutta superficie (30x30 cm o 50x50 cm) oppure svasato a ricordare un posacenere degli anni ’50 (30x30 cm). Tre le varianti colore del quadrante: a specchio, a fondo bianco o a fondo nero. I numeri romani delle ore sono incisi meccanicamente sulla superficie.

L’inconfondibile mano di Starck viene enfatizzata dal logo sul quadrante e dall’arancio delle lancette, colore feticcio del designer.

 

 


MOON

Design Mario Bellini

 

Moon sono grandi coppe translucenti, visibili da fuori e da dentro, come calotte lunari double face. Una sorta di reincarnazione lenticolare dei vassoi Dune. Ma se i vassoi “portano”, queste coppe “contengono”. Che cosa? Le cose più diverse: frutti, dolci, long drink, insalate, fiori e composizioni decorative.

Ma anche e prima di tutto contengono la stessa magica luce di DUNE, cangiante al solo variare dello sguardo. Uno spettacolo lunare di rifrazioni luminose, centrotavola o soprammobile, in ogni caso vortice dinamico di una stanza.

 


 

PLASTICS DUO

Design Piero Dissoni

 

Il sistema di sedute modulari Plastics, caratterizzate dai piedini in policarbonato trasparente, si veste di tessuto per assumere un aspetto più raffinato e sofisticato. Diventa così un vero e proprio divano da casa, comodo e morbido, elegante ma facile.

La seduta presenta oggi due diverse ampiezze, 88 e 114 cm e due diverse altezze per i braccioli. Il divano è sempre disponibile in tre diversi modelli: seduta con schienale, versione con bracciolo a destra e con bracciolo a sinistra. A queste si aggiunge il pouf.

I tessuti Nilo ed Eskimo, vellutati al tatto, resistenti e di grande praticità d’uso, sono disponibili in una gamma di sfumature soft, dal bianco al tortora, dal verde oliva all’arancio.

 


 

POP DUO

Design Piero Lissoni con Carlo Tamburini

 

Nuova versione per il divano modulare Pop: arriva infatti il tre posti con doppio cuscino sulla seduta e cuscini laterali, che lo rendono morbido, avvolgente e ancora più comodo. Anche la poltrona si arricchisce dei cuscini laterali e assume un aspetto “a nido”, confortevole e soffice.

I nuovi tessuti Nilo ed Eskimo incrementano la già ampia gamma disponibile.

 


 

SUPER IMPOSSIBLE

Design Philippe Starck con Eugeni Quitllet

 

La poltroncina dalla seduta a uovo Mr Impossible si trasforma grazie ad una nuova, sorprendente veste lucida. La nuova finitura a colore pieno le dona infatti un look “glossy”, sensuale e di forte impatto. Le versioni monocolore presentano toni accesi: bianco, rosso e nero, mentre il bicolore è optical, bianco & nero in doppia versione (seduta nera e gambe bianche e viceversa).

Come la Mr Impossible, anche la poltroncina Super Impossible è formata da due scocche di policarbonato saldate al laser.

 


 

MADEMOISELLE MOSCHINO

Design Philippe Starck

 

La poltroncina più alla moda di Kartell si presenta oggi con quattro nuovi look firmati Moschino. Una grafica di cuori stilizzati, disponibile in doppia versione, bianco e nero o bianco e rosso, un tappeto di allegre margherite su fondo nero, che vanno a sfumare dalla seduta allo schienale e infine una fantasia originale dell’archivio di Franco Moschino.

Confortevole e accogliente, chic ma non impegnativa, la Mademoiselle Moschino è disponibile con la struttura trasparente o nera.

Contatta l'azienda
Paginearredo